Le servitù militari in Sardegna

a cura di Classe 3A -gruppo 2-dell'Istituto Comprensivo "Ernesto Puxeddu" di Villasor- Scuola Secondaria di I grado

Le servitù militari iniziarono dagli anni '50 con l'esproprio dei terreni in alcune regioni italiane a Statuto Speciale, durante l'inizio della "Guerra Fredda", per proteggere i confini dei Paesi Nato da quelli aderenti al Patto di Varsavia. La Sardegna ha pagato più di tutti: ha dovuto rinunciare a migliaia di ettari di territorio, che nel tempo sono stati inquinati, bombardati con numerosi ordigni esplosivi e successivamente la loro contaminazione ha causato la morte di giovani militari, di pastori e allevatori che vivevano nei pressi dei poligoni militari. Nel tempo si è giunti a identificare la "Sindrome di Quirra" causata dall'uso di uranio impoverito.

L'articolo riporta le principali servitù militari in Sardegna, le loro caratteristiche e le loro attività.

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Cosa sono le servitù militari

Il termine indica la limitazione del diritto di proprietà nelle zone di interesse militare e viene comunemente usato per indicare la complessiva presenza militare su un territorio, nonché i danni e le problematiche conseguenti.

In Italia, la maggior parte delle servitù militari si concentrano nel Friuli Venezia Giulia e in Sardegna dove molti territori civili, spiagge e coste - splendidi angoli di paradiso - sono stati sottratti alla popolazione per essere occupati dalle forze militari.

La limitazione del diritto di proprietà nelle servitù militari impone per esempio il divieto di costruire edifici superiori ad una determinata altezza nei pressi di un aeroporto o lo sgombero di terreni e abitazioni durante le esercitazioni militari. In ogni caso, coloro che devono rispettare questi obblighi, possono essere enti privati o pubblici e hanno diritto ad un risarcimento.

La Sardegna paga alla Nato un grave onere in termini di obblighi militari, contribuendo da sola con oltre il 60 % di occupazione del territorio rispetto al totale nazionale, nonostante l'isola rappresenti solo il 2% della popolazione italiana.

In Sardegna oltre 35 mila ettari di territorio e 20 mila chilometri quadrati di mare sono destinati ad uso militare. Infatti, durante le esercitazioni, in quelle zone vigono i divieti di pesca, balneazione e navigazione. 

“Sull'Isola ci sono poligoni missilistici (Perdasdefogu), per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada), poligoni per esercitazioni aeree (Capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburanti (nel cuore di Cagliari) alimentati da una condotta che attraversa la città, oltre a numerose caserme e sedi di comandi militari (di Esercito, Aeronautica e Marina). Si tratta di strutture e infrastrutture al servizio delle forze armate italiane o della Nato”. 1

Il poligono del Salto di Quirra a Perdasdefogu e quello di Teulada, sono i più estesi d'Italia, con i loro rispettivi 12.700 e 7.500 ettari, ai quali si aggiungono i 1400 ettari del poligono Nato di Capo Frasca.

1-http://www.regione.sardegna.it/argomenti/ambiente_territorio/servitumilitari/cosasono.html#:~:text=Sono%20oltre%2035%20mila%20gli,%27estensione%20dell%27intera%20Sardegna

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Origine delle servitù militari in Sardegna

Alla fine della Seconda guerra mondiale, quando si sottoscrisse il piano Marshall, l'Italia si impegnò a dare agli americani una sede di addestramento e basi militari in Sardegna e sul Mediterraneo. A partire dagli anni ‘50, in ambito NATO l’Italia veniva vista come un fronte, in quanto confinante con la Jugoslavia. Nel nostro paese quindi andavano dislocate una serie di armi e forze armate dedicate a far fronte ad una possibile invasione delle forze aderenti al Patto di Varsavia. Si decise poi di installare nell'isola tre grandi basi militari di addestramento e sperimentazione. Nel 1956 si concretizzarono nei tre poligoni militari del Salto di Quirra, di Teulada e di Capo Frasca. 2

Negli anni '60 si aggiungono due nuovi luoghi per la costruzione di depositi militari: l'isola si Santo Stefano, alla Maddalena, e nella Sella del Diavolo a Cagliari. Nel 1972 cambiò la destinazione d'uso di Santo Stefano non più solo luogo di deposito d'armi, ma centro operativo.

Il 24 dicembre 1976 fu un momento importante perché, con la legge 898, venne istituita una commissione regionale COMIPA (Comitato Misto Paritetico). Per la prima volta si diede voce al parere delle istituzioni locali che potevano "valutare la compatibilità dei programmi militari con piani di sviluppo territoriali. 3

2- F. Codonesu - "Servitù militari modello di sviluppo e sovranità in Sardegna" - CUEC, pag. 18-20.

3-https://www.regione.sardegna.it/j/v/57?s=9982&v=2&c=1741

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Luoghi destinati alle servitù militari

Il più ampio è il PISQ "Poligono Interforze di Salto di Quirra": un centro sperimentale e di addestramento che si estende tra la provincia di Nuoro e del Sud Sardegna. Il poligono occupa un territorio vasto: l'esproprio dei terreni comprendeva Comuni anche molto lontani tra loro, ben 10 in totale. Il PISQ è concesso in uso per esercitazioni militari anche a Stati stranieri. 

Dalle informazioni contenute in un documento in possesso ad una Commissione Tecnica Mista (CTME) è stato possibile capire quali attività sono avvenute in quei territori: lancio missili, razzi e sgancio bombe; tiro con cannoni, attività elicotteristica, attività di lancio di velivoli e di brillamento.

Il documento riporta che dal 1970 al 2003 sono stati complessivamente 2797 i lanci di missili riferiti a società produttrici di armi private, alle Forze armate italiane, europee ed extraeuropee. Tra questi  ben 5 missili sono caduti fuori dalla "campana di sicurezza": alcuni sono stati distrutti e i detriti si sono sparsi nei territori in uso dalla popolazione locale; altri si sono schiantati tra le colline e in un vigneto.3

Il secondo Poligono è quello di Capo Teulada, affidato all’Esercito Italiano e messo a disposizione della NATO o di Paesi non appartenenti alla NATO come Israele; comprende anche le basi della Marina Militare come quella di “La Maddalena”. Qui si svolgono simulazioni belliche e la sperimentazione di nuove armi, che si sommano alla condizione di rischio amianto dovuta all’utilizzo del minerale nella base di “La Maddalena”.

A proposito del promontorio di Capo Teulada, Domenico Leggiero dell'Osservatorio Militare ha affermato: "E noi siamo l'unico Paese al mondo in cui c'è un pezzo di Stato in cui lo Stato stesso non esercita la potestà. E' talmente inquinato che quando siamo andati lì in commissione, alla domanda chiara del presidente state bonificando? Quanto tempo ci vorrà? La risposta è stata: 540 anni". 4

Il terzo Poligono è quello di Capo Frasca, anch'esso utilizzato dall’Aeronautica e dalla Marina Militare italiana e da altri Paesi della NATO e non appartenenti alla NATO. Questo territorio appartiene al Comune di Arbus. L’area marina di Capo Frasca è adibita alla pesca per lunghi periodi dell’anno, alle esercitazioni che spesso sforano i tempi programmati e alla balneazione. Per questi motivi la località è diventata uno dei simboli delle servitù militari in Sardegna e di conseguenza è una delle mete principali dei movimenti antimilitaristi, che la considerano un poligono da contestare.

Nel 2014 si svolse una delle più grandi manifestazioni contro le basi militari in Sardegna, che ha visto la partecipazione di un migliaio di partecipanti, provenienti anche da diverse parti d'Italia. Dal 2018 la località balneare S'enna 'e s'arca, è stata restituita al comune di Arbus, assieme anche al porticciolo.

Ci sono poi poligoni in Sardegna di minori dimensioni. Da non dimenticare che sull’isola di Santo Stefano, nell’arcipelago della Maddalena, si trova il deposito di munizioni della NATO.

Alla fine della Seconda guerra mondiale, l’Italia si impegnò, nel dare agli americani una sede di addestramento e di basi americane in Sardegna e sul Mediterraneo

3-F. Codonesu - "Servitù militari modello di sviluppo e sovranità in Sardegna" - CUEC, pag. 68-83.

4-https://ilgiornaledellambiente.it/poligoni-militari-sardegna/

https://serenoregis.org/2021/12/22/poligono-militare-di-capo-frasca-rete/

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L'immagine riporta i principali luoghi in uso alle forze armate italiane e alla Nato

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Gli espropri

La scelta del territorio sardo per l'installazione dei poligoni militari avvenne anche per la popolazione con bassa densità abitativa. Tuttavia , negli anni '50, migliaia di ettari furono espropriati a pastori e agricoltori, che furono costretti a vendere, seppur contrari, i loro terreni. Riportiamo un dialogo del 1959, tra padre e figlio di Villaputzu, un paesino del Sarrabus, in provincia del Sud Sardegna.

Villaputzu,1959

-Eita boh i' nai ca depinti espropriai sa terr'e Cirra?

-Ca sindi deppeusu andai e senz'e terra eusu a deppi bendi si bestiammini e ciccai traballu forasa.

-E a is familias chi 'i' dui bivinti, eita succedidi?

-No' du sciu de siguru, ma creu chi eusu a deppi emigrai tottusu po si scruffi su pahi, de siguru nudda adessi prus' comment'e prima.

-Ma sa terra non di da furanta e non si di da piganta accoddu, eppoi iddanti a pagai puru, fustei non creidi?

-Nanta ca da paganta, ma esti comment'e che in di d'appanta furada.

-Accandu diventu mannu si'ndidda torrausu a pigai, commenti funti fendi issusu immoi.

-Deu bollada!

Traduzione

-Cosa significa che devono espropriare le terre di Quirra?

-Che ce ne dobbiamo andare e senza terra dovremmo vendere il bestiame.

-E alle famiglie che vivono lì, cosa succede?

-Non lo so con precisione, ma credo che dovremo emigrare tutti per guadagnarci il pane, sicuramente .nulla sarà più come prima.

-Ma la terra, mica la rubano, né se la portano via in spalla, e poi la pagheranno pure, non credi?

-Dicono che la pagano, ma è come se l'avessero rubata.

-Quando divento grande gliela riprendiamo, come stanno facendo adesso loro,

-Dio lo voglia!

(Ripreso dal libro di Codonesu "Servitù militari modello di sviluppoe sovranità in Sardegna".CUEC

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Dialogo tra padre e figlio in lingua sarda.

L'audio riporta un breve dialogo, in lingua sarda di Villaputzu, in cui un padre e un figlio parlano dell'esproprio delle loro terre e lamentano di essere costretti alla vendita che considerano una forzatura e un furto.

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La storia della Maddalena

Il 28 Agosto 1972 è la data in cui si è insediata nell'isola di Santo Stefano una base per dare assistenza e fornire manutenzione ai sommergibili militari statunitensi. "L’operazione Santo Stefano" era stata organizzata segretamente dai governi statunitense e italiano, insieme alla Nato, a partire dal 1954. I protocolli sottoscritti da entrambi i Paesi hanno mantenuto i contenuti segreti. Gli accordi garantivano agli Usa una libertà insolita, nell’uso delle basi in Italia. 

L’artefice della firma del patto era l'allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti che, nel 1972, tenne completamente all'oscuro tutto Parlamento Italiano, violando la Costituzione che obbliga la maggioranza a un confronto con tutte le forze politiche, prima di stipulare patti che hanno ricaduta sulla comunità. Sul territorio sardo solo una decina di comuni si opposero alla presenza di una base nucleare, perché pensavano ai possibili rischi per la popolazione.

"Il 21 Agosto 1972 approdarono alla banchina di Santo Stefano la nave appoggio Fulton e i sommergibili a propulsione nucleare della 69 Task Force della VI flotta, scortati dalla portaerei Kennedy e da un imponente dispiegamento di navi da guerra Usa." 2

Questo provocò diverse manifestazioni di protesta: il governo fece forti pressioni per far revocare il nulla osta per la base, ma il fatto che i missili venissero tenuti a bordo - e non nei bunker dell'isola di Santo Stefano - proteggeva le navi rendendo il territorio statunitense, un'area inviolabile e accessibile solo ai militari americani.

La popolazione era divisa in due blocchi:

  • C’era chi si opponeva alla detenzione di armi nucleari per eventuali effetti nocivi alla salute
  • C’era però anche chi pensava che la presenza del personale militare statunitense avrebbe portato guadagni e posti di lavoro a favore della popolazione maddalenina.

Nessuno poteva prevedere i possibili danni dei sottomarini a propulsione nucleare sulle persone e sull'ambiente, inoltre era difficile controllare la presenza di radioattività nell'arcipelago.

"Ci vollero anni prima che le autorità sanitarie riuscissero ad avere il permesso di realizzare una stazione di monitoraggio della qualità dell’aria e successivamente a ottenere l'autorizzazione per effettuare prelievi di campioni d’acqua, nell’area dove transitavano i sommergibili americani per raggiungere la banchina di Santo Stefano."3

Nel frattempo la fine della "Guerra Fredda" tra le due super potenze indusse la Nato a liberare la base della Maddalena, ormai inutile e costosa, che venne restituita alla regione sarda.

Il 25 Gennaio 2008 parti l’operazione "Yankees go home", per liberare l'isola della Maddalena dalla presenza statunitense. "Vennero impiegati oltre 500 milioni di euro solo per convertire le strutture USA in Hotel e altri servizi." per ospitare il G8". 4

2-https://www.gibipuggioni.it/diario-di-un-cronista-di-periferia/ep-20-24-la-maddalena-gennaio-2008-dopo-36-anni-gli-americani-abbandonano-la-base-per-sommergibili-nucleari/

3-idem

4-idem

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Il caso dei poligoni militari e la Sindrome di Quirra

Il caso dei "Poligoni militari" scoppiò in seguito alle denunce sporte dalle madri di alcuni soldati sardi, dislocati nelle basi NATO della Sardegna, che si erano ammalati di tumore. 5

A queste denunce si unirono le segnalazioni di molti abitanti di quei territori che si erano già accorti dell'alto numero dei malati di tumore. In seguito a ricerche, fu scoperto che durante le esercitazioni venivano usati proiettili all'uranio impoverito e altri materiali radioattivi o cancerogeni, come l'amianto.

Il torio, è stato ritrovato "nei corpi riesumati di pastori morti", dai consulenti del Procuratore della Repubblica Dr. Fiordalisi. Egli fece notare l'alta concentrazione di metalli pesanti nelle zone situate nei pressi dei poligoni. Non a caso, i missili MILAN, utilizzati per le esercitazioni, contengono lunette di torio che, se disperse nell'ambiente, diventano cancerogene.

"Nel cervello e nei linfonodi di un agnello nato deforme, sono state riscontrate nanoparticelle metalliche" causate probabilmente dalle esplosioni di armi a alto potenziale.6

Dal materiale raccolto dalla procura di Lanusei, "risulta che lo smaltimento illecito di rifiuti militari è stato camuffato con prove tecniche e sperimentazioni di esplosioni". 7

Tra la popolazione locale, soprattutto tra gli allevatori, la consapevolezza che c'era qualche pericolo era presente. Il 75% dei pastori che pascolavano le greggi a 3Km di distanza dal poligono, soprattutto nel Salto di Quirra, rimasero colpiti da tumore. Anche il bestiame presentava un alto numero di feti malformi (come l'agnellino nato con due teste, o con un occhio) e aborti spontanei. Nei tessuti di alcuni animali è stato trovato alluminio o, per esempio, una lega di antimonio-cobalto.

Nell'area di Quirra sono stati diagnosticati 13 casi di persone affette da tumore, su una popolazione di 150 abitanti, che abitavano nei pressi della base di Capo San Lorenzo. Sintomatologie simili che hanno portato a riunire le varie malattie con il nome di "Sindrome di Quirra", causata dall'uranio impoverito.

Le malattie di cui hanno sofferto i militari in Sardegna sono simili sia alla “Sindrome dei Balcani” che alla “Sindrome del Golfo”:  munizioni ad Uranio Impoverito sono state utilizzate durante la guerra del Golfo in Iraq che durante la guerra nei Balcani.

In molti casi, l’assistenza legale ha reso giustizia alle vittime e ai familiari, arrivando al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Da non dimenticare la storia di un militare di 23 anni, Francesco Piras, morto in seguito a metastasi. Aveva svolto servizio nella zona militare di Capo Teulada: un giorno venne mandato a sterrare i bossoli a mani nude sulla spiaggia e proprio questo lo uccise.

La Commissione parlamentare d’inchiesta sull’esposizione a possibili fattori patogeni, con particolare riferimento all’uranio impoverito, in conclusione della sua attività nella scorsa legislatura ha deliberato, la riconversione del poligono di Quirra e la chiusura graduale ma definitiva dei poligoni di Capo Teulada e di Capo Frasca dichiarando “ Siamo pronti ad impegnarci nella liberazione della Sardegna dalla vergognosa occupazione delle servitù militari”. Così la commissione decise di attuare la riconversione per un utilizzo non più militare e per Capo Frasca e Teulada una progressiva riduzione sino alla loro chiusura definitiva avviando la dismissione totale delle servitù militari e l’avvio di bonifiche dei territori interessati.

5-6-7-https://ilgiornaledellambiente.it/poligoni-militari-sardegna/

8--https://ilgiornaledellambiente.it/poligoni-militari-sardegna/

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Lisa Camillo, antropologa e regista sardo-australiana, dopo 18 anni di assenza torna in Sardegna e trova la sua terra disseminata di numerosi ordigni esplosivi, i resti degli addestramenti militari.

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Qualche volta ritornano: La spiaggia di Porto Tramatzu

Dal 2019 la Sardegna ha ripreso possesso della spiaggia di Porto Tramatzu dopo decenni di uso esclusivamente militare. Il passaggio è stato formalizzato a Roma, dal ministro Elisabetta Trenta e dall'ex presidente della regione, Francesco Pigliaru: «È la prima volta che in Sardegna c’è una riduzione degli spazi di servitù militari, una rivoluzione simbolicamente importante». Fino ad allora, questa spiaggia era accessibile solo da giugno a settembre, ma ci si doveva fermare davanti ai cartelli “off limits” dell’area militare.  

Nel 2017 il Governo Gentiloni ha siglato un "protocollo" per dismettere gradualmente, alcune servitù militari che occupano coste meravigliose, utilizzate sino ad oggi, soltanto dal Ministero della difesa.

Per la popolazione potersi riappropriare di queste spiagge, rappresenta un importante passo in avanti nello sviluppo socio-economico del territorio. 

Tuttavia ad oggi sono ancora tanti, anzi troppi luoghi ancora sottratti alla popolazione e usati per scopi nocivi all'uomo e all'ambiente.

https://serenoregis.org/2021/12/22/poligono-militare-di-capo-frasca-rete/

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Bibliografia

  • https://www.nuovogiornaledeimilitari.com/la-storia-mediatica-delluranio-impoverito


  • https://it.wikipedia.org/wiki/Servit%C3%B9_militare#:~:text=La%20servit%C3%B9%20militare%20%C3%A8%20un,legislativo%2015%20marzo%202010%20n.

    https://ilgiornaledellambiente.it/poligoni-militari-sardegna/

  • https://serenoregis.org/2021/12/22/poligono-militare-di-capo-frasca-rete/


  • https://www.lanuovasardegna.it/regione/2019/01/09/news/addio-alla-servitu-militare-porto-tramatzu-e-libera-1.17639044


  • https://www.gibipuggioni.it/diario-di-un-cronista-di-periferia/ep-20-24-la-maddalena-gennaio-2008-dopo-36-anni-gli-americani-abbandonano-la-base-per-sommergibili-nucleari/


  • Codonesu- Servitu' militari modello di sviluppo e sovranità in Sardegna, CUEC


Storytelling

Il coraggio di denunciare

Abbiamo realizzato un racconto autobiografico, immaginando che un pastore sardo racconti la sua storia, dal rinvenimento di feti malformi del suo gregge alla morte del figlio che continua l'attività del padre e muore di leucemia. Col tempo le ricerche del padre testimonieranno che la morte del giovane fu causata dall'uranio impoverito e dall'amianto del vicino poligono.


Tutto cominciò quando portai il mio gregge a pascolare negli allevamenti ubicati entro il raggio di 2 chilometri dalla base di Capo S.Lorenzo, a Quirra. Per me era una nuova realtà, anche perché, fino ad allora, non avevo mai portato il mio gregge in quella zona, ma venni effettivamente costretto, perché la zona in cui solitamente pascolavo il mio gregge, venne impiegata per esercitazioni militari dalla base Nato. All’inizio procedeva bene, il terreno sembrava abbastanza ricco d'erba, però l'aria che si respirava non sembrava affatto pulita: delle volte, dopo ore di rumori assordanti che facevano vibrare la terra, si vedevano delle polveri sottili che si insinuavano nelle narici e nella bocca. 

Allora non ero a conoscenza delle sperimentazioni militari che si svolgevano a pochi chilometri dalle mie terre, delle attività pericolose verso la flora e fauna del territorio, contro gli animali e le persone del posto.

Gli anni passavano e iniziai a notare qualcosa di strano nel gregge…

Il numero degli agnelli nati diminuiva sempre più, ogni anno le pecore si ammalavano, davano meno latte e la vita divenne difficile. Iniziai a fare delle domande qua e là tra i pastori e diversi giunsero alle mie conclusioni: c'era qualcosa di insolito e dovevamo risolvere il problema.

Un giorno una pecora partorì un agnellino, era strano: aveva dei rigonfiamenti nel capo e, guardando meglio, mi accorsi che aveva due teste. Purtroppo... era nato morto o forse per fortuna! Parlando con un amico che lavorava alla ASL lo feci analizzare, solo così avrei potuto capire cosa stava accadendo, contro quale pericolo dovevo scontrarmi. L'esito delle analisi arrivò dopo circa un mese e mi dissero che nelle ossa e nei tessuti dell'agnello erano presenti numerose nanoparticelle di metalli pesanti: amianto, torio, cobalto, uranio. Intanto si diffondevano le voci di alcune donne che denunciarono le basi in cui i loro figli lavoravano, in tanti si ammalarono di leucemia.

Passarono gli anni e il numero degli aborti spontanei nel gregge era sempre alto. Altri pastori della zona fecero analizzare capi di bestiame e si scoprì che in alcuni era stata ritrovata una lega di antimonio-cobalto.

Ho cercato di fare di tutto per denunciare questo fatto, ma tutti i miei sforzi furono vani, perché da solo non potevo fare nulla di efficace. Effettivamente questo problema non veniva affrontato seriamente o comunque se ne parlava veramente poco, come se fosse una cosa normale.

Nonostante tutto ho continuato a lavorare in quella terra, l'unica che avevo, perché quello era l’unico modo per trarre un guadagno, anche se minimo.

Tutto sembrava procedere, fino a quando, a causa della mia età avanzata, dovetti smettere di lavorare, lasciando tutto il carico a mio figlio. Lui è sempre stato un ragazzo molto laborioso e diligente, quindi nonostante svolgesse tanto lavoro, non si è mai lamentato. Sin da piccolo era solito venire con me all'uscita di scuola, mi aiutava nelle piccole cose e si divertiva a giocare col gregge e con i cani. Il tempo passava e ho iniziato a notare qualcosa di strano in lui: era sempre più stanco e si ammalava molto più spesso. Mi preoccupai e lo convinsi a rivolgersi ad un medico per fare degli accertamenti. L'esito degli esami non lasciava dubbi: aveva la leucemia. A causa delle polveri sottili utilizzate per le esercitazioni militari nei terreni di fianco al nostro, il suo corpo era stato avvelenato e ora rischiava la vita.

I due mesi successivi si svolsero come in un incubo, ai dolori atroci si alternavano forti debolezze a cause delle terapie. Nulla riuscì a salvargli la vita e poco dopo morì.

Mi sono sempre ritenuto responsabile dell’accaduto, perché notando le problematiche che vedevo nelle mie pecore, ho sempre continuato a lavorare in quella zona, senza pormi delle domande o senza svolgere indagini più approfondite. Avrei potuto salvargli la vita, ma non l’ho fatto. Per questo voglio che la mia storia sia un aiuto per gli altri a non commettere i miei stessi errori, ma anche un invito a protestare per poterci riappropriare dei territori sardi occupati e utilizzati per sperimentazioni e operazioni militari, perché comporta l'avvelenamento di noi uomini, dell'ambiente e degli animali.

Autori

Classe 3A -gruppo 2-dell'Istituto Comprensivo "Ernesto Puxeddu" di Villasor- Scuola Secondaria di I grado

  • prof.ssa Lorella Sanneris (coordinamento)
  • Noemi Loi
  • Lorenzo Melis
  • Elisa Orrù
  • Vasilisa Zubko