Enrico Berlinguer e il "Compromesso Storico"

a cura di Gruppo1- Alunni classe 3A -Scuola Secondaria di I grado dell'Istituto Comprensivo di Villasor

Il testo delinea i principali momenti della vita di Enrico Berlinguer, uomo politico e segretario del PCI, che negli anni Settanta, dopo il golpe cileno, formula il "compromesso storico", in cui cerca di creare un'alleanza con la DC di Moro, per agevolare l'ingresso dei comunisti al Governo. Gli anni del Terrorismo delle Brigate Rosse pongono fine al progetto di "solidarietà nazionale".

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L'UOMO E IL POLITICO

Enrico Berlinguer nasce a Sassari nel 1922 in una famiglia agiata. Cresce in un clima antifascista e democratico. Fa parte del Partito d'Azione e poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, del Partito Socialista Italiano. Questa influenza culturale lo porta ad assumere atteggiamenti contrari al sistema e, all'età di 14 anni, aderisce al Partito Comunista Italiano. Nel 1944 viene arrestato per 4 mesi, con l'accusa di "istigatore per le manifestazioni per il pane". La sua carriera inizia a livello locale e giunge sino a i vertici del Partito. Alla morte di Togliatti sostituisce Giorgio Amendola, come responsabile dell'organizzazione del PCI e, negli anni della segreteria di Luigi Longo, diventa il numero due. A causa della malattia di quest'ultimo, Berlinguer assume la guida del partito con la nomina di segretario, nel 1972. Egli traccia un nuovo percorso per la politica comunista, seppur mantenendo una certa continuità con il suo predecessore. La sua formazione "Togliattiana" lo rese "un attento osservatore e interprete delle vicende italiane". Nel 1973 scrive: «La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di sviluppo economico, di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande compromesso storico tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano».1 Nel 1976 dopo la proposta del compromesso storico, si allontana dal Partito Comunista sovietico: "A Mosca, davanti a 5 mila delegati, Berlinguer parla del valore della democrazia e del pluralismo, sottolinea l'autonomia del PCI dall'URSS e condanna l'interferenza dei sovietici nelle questioni dei partiti socialisti e comunisti...". 2 Nelle elezioni del 1977 il PCI vede una grande riduzione dell'elettorato. Nel 1978 cerca di far entrare i comunisti al Governo, ma si oppongono in molti: "la DC più reazionaria, il Vaticano, gli amici americani, la destra italiana".3 In quegli anni dilaga il terrorismo delle Brigate Rosse. Il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, pongono termine al progetto di Berlinguer. Il PCI torna all'opposizione. L’11 giugno del 1984, muore colpito da un ictus,mentre si trova a Padova, durante la campagna elettorale. Il suo funerale è stato tra i più imponenti della storia d’Italia.

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Lamezia: "compromesso storico"

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IL COMPROMESSO STORICO

Il termine "Compromesso Storico" indica quel periodo, della storia d'Italia, in cui si registrò un riavvicinamento tra la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano e, in parte, il Partito Socialista Italiano. Tale scelta politica fu ideata da Berlinguer, attraverso tre articoli scritti su Rinascita tra il 28 settembre e il 9 ottobre 1973, dopo il golpe cileno. In Cile con l'elezione di Salvador Allende, nel 1970, iniziò un periodo di riforme di ispirazione socialista, che intaccavano gli interessi degli Stati Uniti, che controllavano l'economia del Paese. L’11 settembre del 1973, Allende fu destituito da un colpo di stato da parte del generale Pinochet, che aveva l'appoggio dei servizi segreti americani della CIA. Berlinguer, riflettendo su tale episodio, ritiene necessario creare un'alleanza di governo in grado di realizzare un programma capace di rispondere ai problemi sociali ed economici del Paese, godendo del consenso della maggior parte della popolazione. Nel 1976 si pensa che il PCI possa "sorpassare" la DC. Le elezioni del giugno di quello stesso anno vedono l'abbassamento dell'età minima di voto, da 21 a 18 anni. Nonostante il raggiungimento del 34% dei voti, la DC resta il primo partito, ma non si ottiene una maggioranza e si crea un problema di governo. Si decide così di consentire una partecipazione dei partiti nel Governo, compreso il PCI, in base ai consensi ottenuti. Ricordiamo che nel 1947, subito dopo la nascita della Repubblica Italiana, fu escluso dal governo il "Fronte popolare" (PCI e PSI), perché l'Italia, per ottenere gli aiuti del Piano Marshall, non poteva essere amministrata da forze politiche vicine al Blocco sovietico. Nel 1976 Pietro Ingrao fu il primo comunista ad essere eletto Presidente della Camera a cui successe Nilde Iotti, prima Presidente della Camera. Inizia, così, la fase politica di "solidarietà nazionale", che vede il PCI nel Governo, anche se non ha la "diretta responsabilità ministeriale". Questa scelta consente da un lato il risanamento dell'economia, ma dall'altro una riduzione dell'elettorato del PCI, con le elezioni del 1977. Inoltre il dilagare del terrorismo pongono fine al suo progetto.

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Intervista sul "Compromesso Storico".

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L'ITALIA NEGLI ANNI SETTANTA TRA SCANDALI E CRISI ECONOMICA

Negli anni Settanta avvengono due scandali che cambiano la visione della politica partitica. Il primo scoppia dopo le rivelazioni di un magistrato che afferma che le compagnie petrolifere hanno ottenuto degli interventi normativi, in loro favore, in cambio di un compenso. In seguito il Parlamento approva una legge sul finanziamento pubblico dei partiti che vengono sovvenzionati direttamente dallo Stato. Questa soluzione non basta per far tacere l'opinione pubblica. Il secondo scandalo riguarda l'attività dei servizi segreti. Un inchiesta rende pubblica l'esistenza di un'organizzazione neofascista "Rosa dei Venti", che crea azioni finalizzate ad un colpo di Stato e composta da esponenti delle forze armate e dei servizi segreti. "Questi due grossi scandali provocarono un'ondata di critiche sull'integrità morale e la capacità politica della DC". 4 Intanto il processo di trasformazione dell'Italia si evidenzia anche con il referendum del 12 maggio 1974, in cui viene approvata la legge sul divorzio. Nel 1973 inoltre inizia una grave crisi economica a causa dell'aumento del prezzo del petrolio del 70%, deciso dai Paesi dell'OPEC. Ciò provoca una lunga crisi che ha effetti in tutti i paesi, soprattutto in Italia e in Gran Bretagna.

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LA QUESTIONE MORALE

La "questione morale" esplode dopo il terremoto che colpisce l’Irpinia, il 23 novembre del 1980. Gli aiuti alla popolazione non sono tempestivi e il Governo non riesce a controllare la situazione. Berlinguer decide di rompere definitivamente con la classe dirigente della DC. Il 27 novembre convoca una riunione straordinaria della direzione del partito, a Salerno, durante la quale parla del terremoto, ma fa riferimento anche agli scandali e alla corruzione che, per il segretario comunista, sono i veri colpevoli della crisi. Il 21 luglio 1981, Berlinguer rilascia un'intervista a Eugenio Scalfari su Repubblica in cui ribadisce i concetti di Salerno, tornando sulla “questione morale”:

"I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela (…) Idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune". 5

Accusa la classe politica di essere corrotta, di occupare le istituzioni, i centri di cultura, le Università, la RAI, sottolineando il pericolo che la rabbia dei cittadini si trasformi in un rifiuto verso la politica. La svolta di Berlinguer inaugurata con la “questione morale” crea dubbi e malcontento all’interno del suo stesso partito: alcuni vedono in essa la nascita dell’antipolitica. Berlinguer, però, porta avanti fino alla fine la sua denuncia.

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Autori

Gruppo1- Alunni classe 3A -Scuola Secondaria di I grado dell'Istituto Comprensivo di Villasor

  • prof.ssa Lorella Sanneris (coordinamento)
  • Giulia Concas
  • Tommaso Medda
  • Francesca Nonnis